IL CONTESTO DELLE DIPENDENZE: L’IMPEGNO CONTINUA di Giuseppe Lumia





Pochi sanno del mio impegno di lunga data nelle Tossicodipendenze. Ben conosciuto invece dal mondo degli operatori nei Sert e nelle Comunità Terapeutiche. Una sensibilità coltivata e maturata prima nel Volontariato e da Presidente del Movimento del Volontariato Italiano, poi in Parlamento con una tappa fondamentale che si è raggiunta grazie all’approvazione della Legge 45 del 1999 più conosciuta come “Legge Lumia”.

Una legge spartiacque che segna positivamente il cammino travagliato del nostro Paese nella lotta alle dipendenze sia da sostanze stupefacenti, vecchie e nuove,  sia da quelle comportamentali con in testa il gioco d’azzardo:

- Si potenziarono come non mai i Servizi Pubblici e del Privato Sociale, dando la possibilità a migliaia e migliaia di professionisti di lavorare senza più precarietà e con dignità e stabilmente proprio in questo campo.

- Si è potuto incentivare una strategia integrata pubblico e privato sociale, di prevenzione, cura e riabilitazione che riuscì a bloccare le stragi di overdose e consentì via via a tantissimi di uscire dal tragico tunnel delle dipendenze.

- Si stabilirono regole di accreditamento per “il chi fa che cosa”  e per evitare conflitti sterili e sovrapposizioni dannose e favorire la cooperazione e la collaborazione tra operatori specializzati dei Servizi sia del Pubblico che del Privato Sociale.

Naturalmente la sfida continua, si fa sempre più complessa e rimane piuttosto drammatica: le dipendenze si espandono e coinvolgono tutte le fasce sociali, così pure adulti e sempre più giovanissimi.

È necessario pertanto aprire una verifica seria e rigorosa del cammino fatto: dei successi che non sono pochi e degli insuccessi che rimangono  sotto gli occhi di tutti per rilanciare con spirito progettuale e condiviso una nuova fase di impegno e di responsabilità.

Per chi vuole approfondire allego i video di un mio recentissimo intervento oppure si può scorrere la Relazione scritta argomentata per punti e per obiettivi di lavoro.


A VENT’ANNI DALLA LEGGE 45/99 O LEGGE LUMIA: QUALI PROSPETTIVE PER IL FUTURO
Giuseppe Lumia


Sono passati ben 20 anni dalla approvazione della Legge  45/99 che porta il mio nome e che ha ripensato e rilanciato il ruolo delle professioni e dei servizi pubblici con  in testa i SERT e del privato sociale con le Comunità Terapeutiche e gli altri diffusi servizi di prossimità e di  prevenzione e di inserimento sociale e lavorativo.

Un ciclo lungo,  un cammino che ha attraversato il complesso e  travagliato contesto delle dipendenze, con un approccio libero da pregiudizi che ha consentito di maturare esperienze e valutazioni, studi e ricerche sempre più appropriate con convinzioni meno faziose e  con più progettualità condivisa,  che oggi ci consentono di comprendere meglio la vasta  realtà delle dipendenze ancora carica di sofferenze e di necessità di dare il meglio della capacità di prevenzione e cura.

La Legge 45/99 si  è misurata con una visione globale che richiede oggi una verifica attenta e un rilancio e che chiama la Vostra prestigiosa Società Scientifica insieme alle altre Organizzazioni di rappresentanza sia del pubblico che del privato sociale a misurarsi con le nuove sfide con un piglio progettuale motivato, costruttivo, cooperativo.

Ci sono nel cammino di allora  quattro  presupposti ancora validissimi che non vanno persi e che fanno parte di quella memoria condivisa da valorizzare.

Si entra nel circuito perverso delle dipendenze percorrendo più canali motivazionali e sociali, così pure si può curare e guarire utilizzando diversi approcci terapeutici. Non esiste in sintesi una sola causa e una sola via d’uscita valida per tutti. Il pluralismo motivato e rigoroso va apprezzato sia sul piano analitico che diagnostico e terapeutico ed è  una risorsa preziosa  e non un limite o addirittura una pietra d’inciampo. La personalizzazione dell’intervento resta  la via maestra da seguire e supportare.
La prevenzione, la cura  e la  riabilitazione sono certamente pensate nella Legge 45 come  tre aspetti diversi ma  correlati   in modo stretto e devono trovare spazio contemporaneamente con misure, progetti-obiettivo  e investimenti cospicui senza sterili conflitti e ricerca di falsi  primati. Integrare, correlare, cooperare sono le migliori strategie che vanno sempre ricercate e sperimentate senza pressappochismi o deliri di onnipotenza.
Una strategia complessiva nell’affrontare il quadro evolutivo delle dipendenze ha trovato nella Legge 45 cospicui investimenti per potenziare i servizi pubblici con in testa i SERT, inserendo migliaia di operatori professionalizzati e sperimentati, liberandoli dal precariato e rendendo i loro  servizi diagnostici e funzionali un punto di eccellenza  sia nella strutturazione gestionale sia nella quotidiana attività professionale. Così anche le Comunità e i servizi territoriali del privato sociale sono stati chiamati ad un salto di qualità che hanno accettato complessivamente di buon grado, vista l’esperienza che nel frattempo avevano maturato  che non metteva  più in contrapposizione ideale e organizzativa la dimensione della professionalità degli operatori con quella motivazionale e ispiratrice.
L’approccio legislativo utilizzato durante il faticoso e accidentato iter legislativo allora fu quello della partecipazione aperta della co-progettualità e della condivisione. Furono chiamate a questo inedito approccio in modo permanente le realtà di rappresentanza del pubblico e del privato sociale, con una continua presenza soprattutto in sede di Commissione Parlamentare Affari sociali e Sanità della Camera,  per accompagnare l’elaborazione e la scrittura normativa che man mano procedeva verso l’approvazione finale.

Adesso siamo chiamati ad aprire una nuova fase. È giunto il momento per  fare il punto a livello nazionale, europeo e mondiale: verifica dei risultati, degli insuccessi che sono tanti ma anche dei successi che non sono pochi. In Italia abbiamo oggi raffinate e collaudate  esperienze professionali e culturali che non vanno disperse e che sono pronte e mature per ricomprendere e riprogettare un cammino che abbia l’ambizione di arricchire e migliorare la Legge 45/99.


La situazione sul consumo degli stupefacenti in Italia rimane abbastanza preoccupante. Dall’analisi recente  del contesto emerge che:

il consumo è in espansione e nonostante l’abuso delle tradizionali sostanze (eroina, cocaina) non diminuisce. Alle vecchie si aggiungono le nuove sostanze  (Popper, Ketamina, Flatliner, speed, smart drugs, con nomi spesso mutevoli come le molecole con le quali vengono prodotte), senza dimenticare l’uso di alcool tra giovani e giovanissimi,  così come crescono le dipendenze senza sostanza, o comportamentali quali dipendenza da gioco d’azzardo, da internet, da sesso ecc.;
la realtà dei tossicodipendenti si allarga a tutte le fasce sociali e condizioni economiche ed il consumo coinvolge non solo gli adulti ma si espande sempre più verso i giovani, abbassandosi continuamente l’asticella dell’età di approccio all’uso delle sostanze;
Bisogna far leva sui servizi pubblici  italiani che  sono tra i più avanzati d’Europa e  diffusi nel territorio grazie ai SERT  e alla Legge  del 1999 che,  come già accennato, ha inserito negli organici dei servizi pubblici migliaia di operatori pubblici di alta professionalità utilizzati fino ad allora in condizioni di precarietà. Così bisogna far leva anche sulle  comunità terapeutiche e sugli altri servizi di prossimità che  hanno avuto pieno riconoscimento, investendo sull’alta  integrazione tra i servizi pubblici e quelli del privato sociale e su un nuovo sistema di accreditamento che riconosca rette omogenee sull’intero territorio nazionale e anche la funzione e l’attività di doppia diagnosi. .


Di seguito alcune piste di lavoro su cui concentrare energie e risorse per un nuovo intervento legislativo:

Rilanciare il ruolo autonomo e Dipartimentale dei SERT e garantire l’immissione stabile  di giovani professionisti. Sono più di 500 i nostri servizi pubblici in grave carenza di organico. È oramai necessaria una nuova legge  con cui reintrodurre  migliaia di qualificati operatori visto  che i servizi attuali   hanno bisogno di ricambi adeguati, consentendo agli operatori attuali di  trasmettere la lo professionalità prima di andare in pensione;
rilanciare la fiducia e  il concreto sostegno alle Comunità terapeutiche, oggi molto preparate, unite nel dialogo, con molta buona esperienza alle spalle e pronte ad affrontare anche  le nuove drammatiche sfide;
concretizzare e programmare “l’alta integrazione” tra SERT e Comunità. Sarebbe la migliore risposta per personalizzare al meglio i percorsi terapeutici e mantenere il passo dei cambiamenti soprattutto in rapporto  all’universo giovanile;
reinvestire  risorse ed evitare che ogni Regione vada per conto proprio e nella stessa Europa si vada avanti senza le necessarie convergenze, tenuto conto che l’esperienza italiana è ritenuta tra le migliori del mondo;
superare tutte le letture unilaterali: legalizzare e il resto non serve, demonizzare chi fa uso e pensare solo a politiche repressive, sostenere unilateralmente che quel percorso terapeutico e quel farmaco sia l’unica risposta. Abbiamo bisogno di passare piuttosto ad approcci integrati di prevenzione, cura e reinserimento. Approcci integrati tra psicoterapia e farmacoterapia, tra informazione corretta e cambiamento degli stili di vita, tra pubblico e privato sociale, tra persona, famiglie e territori;
aggredire con intelligenza e rigore la produzione di sostanze tossiche: oppiacei, cannabinoidi, sintetiche. Controllare con i satelliti le produzioni legali a fini terapeutici e impedire e riconvertire le produzioni illegali con accordi internazionali in sede Onu;
scatenare una guerra alle mafie e ai cartelli con le nuove metodologie investigative e con  l’aggressione ai loro patrimoni, che  sono più ingenti di quello che pensiamo e che potrebbero essere destinati alla lotta alla povertà nei Paesi produttori, mentre in Italia il sequestro la confisca dei beni potrebbe essere destinata per una quota di almeno il 30% al potenziamento dei SERT e dei servizi gestiti dal privato sociale.
valutare bene cosa legalizzare e cosa no, quale sostanze possono essere utilizzate a fini terapeutici e quali no, sapendo che abbiamo alle spalle studi seri e rigorosi e che bisogna evitare “guerre sante” tra chi la pensa in modo e chi in un altro modo:
ripristinare un  rapporto più sistematico con il pianeta carcere dove insistono tutt’oggi migliaia di tossicodipendenti realizzando dei circuiti differenziati e consentendo la presa in carico sia dei SERT che delle Comunità Terapeutiche durante il periodo di detenzione, potenziando naturalmente la successiva fase di cura esterna quando sussistano  le condizioni per essa, come previsto dalle vigenti disposizioni di   Legge in materia che non esigono su questo aspetto delle modifiche; 
recuperare molta umiltà e affrontare nel dialogo la necessità di cambiare stili di vita nei consumi, nella ricerca della felicità, dei piaceri, dei propri successi professionali e sportivi, nella gestione delle difficoltà, traumi, paure. I rapporti umani e familiari e i rapporti con le cose e con l’ambiente hanno bisogno di una profonda verifica. Non sarà facile ma è ormai necessario!

Commenti